FORTE BEISNER OPERA 4 UGOVIZZA E IL GRUPPO QUOTA 845

          VALORIZZIAMO E TUTELIAMO LE MEMORIE DEL VALLO ALPINO E DELLA GUERRA FREDDA IN  VALCANALE

LA RIQUALIFICAZIONE TURISTICA DEL FORTE BEISNER

OPERA 4

TRA UGOVIZZA E VALBRUNA

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LA NOSTRA FILOSOFIA

La Val Canale è una passaggio naturale che fin dal passato è stato attraversato da tante genti di culture e nazionalità differenti. Ognuna di esse ha lasciato tracce materiali del proprio passaggio: mentre alcune sono intangibili perché antiche o distrutte dal tempo e dai diversi conflitti, altre sono rimaste molto più evidenti ed appartengono alla storia contemporanea delle nostre genti.

Queste testimonianze sono da considerarsi delle risorse per questo territorio di passaggio,  anche se purtroppo per lungo tempo sono rimaste abbandonate o poco valorizzate.

Si tratta di luoghi e strutture che una volta avevano un anima perché considerate importanti dalle comunità locali o perché avevano una funzione specifica e ad esse erano associate delle memorie. Oggi questi luoghi sono dei “paesaggi” dimenticati con poco interesse nella loro valorizzazione.

Una filosofia orientale chiamata “Fudo” spiega che il paesaggio viene costruito dalle persone e le stesse sono di per se il paesaggio di un posto, quindi esso varia a seconda dei secoli. In una Val Canale dove convergono ben tre culture diverse (germanofona, slava e latina) ci sono molti “paesaggi” nascosti da riscoprire e ad essi molti connessi ormai quasi dimenticati.

Partendo da questo presupposto e dal recupero della memoria, l’associazione Landscapes paesaggi Alpini in Val Canale, nata nel Maggio del 2014, ha intrapreso un progetto di recupero del patrimonio culturale e storico della valle partendo dal concetto paesaggistico percettivo.

I luoghi storici della valle appartengono a paesaggi passati, costruiti da gente che non c’è più che però condivideva valori ed attaccamento alla terra tali e quali a quelli di oggi.

Quei valori sono memorie quindi sono paesaggi costruiti dall’uomo che vanno riscoperti.

Come fare a riscoprire un paesaggio antico o storico? La soluzione che questo gruppo propone è quella di valorizzare in primis il paesaggio storico percettivo più recente sfogliando poi mano a mano le pagine di un grande libro che raccoglie le memorie storiche in Val Canale.

Sfogliando la linea del tempo di questo libro, i volontari dell’associazione hanno deciso di presentare al pubblico uno dei capitoli più recenti della storia della valle che appartiene alla seconda guerra mondiale fino alla Guerra Fredda. Parliamo di un periodo che va dal 1938 ed abbraccia la storia della valle fino al 1992.

I resti materiali che parlano di questa storia sono dei più tangibili sul territorio ed hanno a che fare con la presenza di molte caserme e soprattutto Opere – Bunker segreti disseminati sui 23 km. di questa valle da Pontebba fino al confine di stato con l’Austria e la Slovenia. Militari e personale civile hanno lavorato alla costruzione di queste opere, quindi la memoria di tutto ciò non e’ ancora andata del tutto persa. Con questo presupposto risulta più facile introdurre il turista o la gente del posto a questi luoghi che per tanti anni sono rimasti sconosciuti e segreti, fuori dalla percezione comune.

 

OPERA 4 UGOVIZZA IL BUNKER PIU’ ESTESO ED IMPORTANTE IN VALCANALE 

I volontari di Landscapes si sono impregnati con il Demanio dello Stato a proteggere e recuperare una delle opere del Vallo Alpino più imponenti e grandi del comprensorio dell’alto Friuli: il “FORTE BEISNER” meglio conosciuto come Opera 4 Ugovizza, appartenente al Gruppo quota 845.

Si tratta di una caserma sotterranea posta nelle viscere del Monte Palla – in tedesco Kugelberg (localmente conosciuto come monte Kugel o Dosso Forato) nella zona orientale della Piana di Valbruna.

Le caserme e i bunker di per se essendo zone militari e quindi non accessibili da persone comuni fanno nascere la curiosità di poter vivere un esperienza alternativa rivivendo un capitolo buio e pericoloso della nostra storia, la percezione della vita sotto terra è ancora più avvincente, se ci si ferma a pensare come, per settimane, giovani militari furono obbligati a vivere all’interno di questi ambienti, presidiando i lunghi corridoi interrotti soltanto dalle pesanti porte stagne, dormendo sui letti a castello ed orientandosi unicamente con particolari segnali indicatori rischiarati dal flebile chiarore dell’essenziale illuminazione elettrica presente.

Essendo oggi questi dei luoghi bui, freddi e spogli, i volontari del gruppo di ricerca fanno rivivere queste memorie segrete accompagnando le persone interessate con la flebile luce di una torcia elettrica nelle profondità di questo monte:

La storia del “FORTE BEISNER” inizia poco prima del secondo conflitto mondiale, precisamente nel 1938, l’Italia che già dai primi anni trenta aveva iniziato a fortificare i confini alpini verso Francia e l’allora Regno della Yugoslavia, successivamente al marzo del ’38, dopo l’annessione dell’Austria al Reich tedesco, vede Mussolini fortificare tutta la frontiera italo – austriaca; considerata la povertà di mezzi di un’ Italia non ricca di materie prime e già segnata dall’autarchia, come progettato in precedenza, si continua a perforare le montagne utilizzando i notevoli spessori di roccia quali scudi contro i potenziali attacchi armati. Questo sistema fortificato con inizio a Ventimiglia e termine a Fiume ad eccezione del confine con la Svizzera prenderà il nome di “Vallo Alpino del Littorio“, la realizzazione delle strutture difensive avrà priorità e tecniche esecutive mutevoli dipendenti dal progresso tecnico militare, tuttavia i lavori di esecuzione del Vallo Alpino verranno sospesi nell’Ottobre del 1942 a causa della necessità, da parte italiana, dell’aiuto bellico tedesco. Va aggiunto che nel 1939 Mussolini stipula il Patto d’Acciaio con Hitler, nonostante ciò si continua a fortificare ed il Vallo Alpino diviene meglio noto agli italiani come “Linea non mi fido”, ciò a sottolineare la scarsa fiducia riposta dal Duce nell’alleato germanico.

La linea del Vallo Alpino, durante il secondo conflitto mondiale, eccetto qualche sporadico caso di resistenza, come a Coccau, nella notte tra l’8 e 9 settembre 1943, non venne utilizzata, nel 1949 dopo l’entrata dell’Italia nell’Alleanza Atlantica che successivamente diventerà NATO, parte delle strutture fortificate, principalmente di fondovalle, vennero riutilizzate in funzione antisovietica nelle frontiere austriaca e jugoslava, entrando così nel periodo della guerra fredda. Il Friuli Venezia – Giulia quale regione di confine ad Est, costituirà una zona fortemente militarizzata e strategicamente preparata per la prima fase di resistenza a questa potenziale avanzata. Proprio in questo contesto difensivo troviamo l’Opera 4 Ugovizza quale sede di comando delle fortificazioni costituenti lo sbarramento “Ugovizza – Nebria”, l’Opera venne ritenuta di categoria “A”, quindi pronta a intervenire in tempo ZERO (stando al gergo militare).

La fortificazione in oggetto è costituita dai numerosi lunghi corridoi per una lunghezza complessiva di circa mt. 1000, inoltre la superficie calpestabile stimata è di mq. 2200. Si sviluppa in un unico livello fatta eccezione qualche leggera variazione di pendenza, unica salita accentuata è la lunga scalinata in caverna di circa centocinquanta scalini che porta all’accesso dell’osservatorio corazzato, posto alla sommità dell’altura rocciosa del monte “Kugel” ed al cui interno è ubicata l’opera.

L’ interno dell’Opera è in buono stato di conservazione dato che furono effettuate manutenzioni all’interno della stessa fino al 1990, fu poi dismessa definitivamente nel 1992.

Purtroppo la storia dell’opera in oggetto e del suo paesaggio circostante ha ancora molti capitoli mancanti, per esempio si sa poco su chi l’abbia costruita o progettata. Quello che il gruppo sta riscoprendo è che il perimetro su cui sorge l’opera nascosta era in passato un luogo strategico usato possibilmente nel periodo Napoleonico e nel primo conflitto mondiale dato che la proprietà antecedente alla prima guerra era del demanio militare Austriaco.

L’aiuto più grande per rivalorizzare questa struttura arriva dai visitatori che molto spesso sono ex militari ed in quanto tali ritornano a visitare i loro luoghi della memoria legati alla Naja giovanile, sono essi a fornire le informazioni preziose che contribuiscono  a far rinascere quest’opera.

Da un anno a questa parte Landscapes è riuscita a coinvolgere  qualche ex militare ed appassionato locale nell’attuazione del proprio progetto. Per il gruppo questo è un passo molto importante perché  soltanto se la comunità stessa riscoprirà il valore e le memorie di questi posti, essi potranno tornare a vivere, assumendo una nuova funzione e nuove memorie che  permetteranno di diventare dei luoghi fruibili integrati nel territorio circostante.